Kayak da mare: esplorare la Liguria in compagnia del vento e delle onde

Mi piace pensare che vado in montagna anche quando non vado. Si tratta di una forma mentis che contraddistingue tutto il mio modo di essere. Non solo e non tanto le mie giornate cittadine di lavoro, ma qui vorrei concentrarmi su un altro risvolto: il mare sportivo che preferisco, lontano dagli stabilimenti balneari.

Il campeggio nautico: libertà e immersione nelle coste italiane

Una di queste attività è stata il campeggio nautico con utilizzo di kayak. Ti svegli su una spiaggia deserta e dopo una colazione da campo, carichi tutto sul kayak. Pagai tutto il giorno, magari con adeguate soste in baiette da sogno e nel pomeriggio approdi su un’altra spiaggia isolata. Il camping nautico con kayak permette di riscoprire le nostre coste italiche, vivendole in un modo insolito.

Non ci si improvvisi però kayak-men da mare, così da un giorno all’altro. Il discorso cambia notevolmente se il mare si increspa: basta poco, un filo di vento, una brezzolina che in montagna percepiremmo appena come fastidiosa ma che non innescherebbe situazioni critiche, in mare modifica la situazione. Le onde aumentano di dimensioni, rendono più complesso procedere a accrescono il rischio di dare il giro. In tal caso il vero fastidio non è tanto nel rischio di annegamento, quanto piuttosto il fatto che va a mollo tutto il carico stivato nei gavoni.

Ho sperimentato di persona che, se si alza una certa brezza in mare, l’eventualità più rognosa è costituita dalla necessità di oltrepassare punte e capi. Il peggio è quando il vento è contrario, perché devi fendere vento e onde contrarie, ma neppure quando hai il vento in poppa è così semplice. A Torino disponiamo di un lungo tratto navigabile sul Po, circa 15-20 km (fra andata e ritorno) e, salvo nei giorni di piena, è un vero piacere remare o pagaiare sul fiume utilizzando i più svariati tipi di imbarcazione.

Storia e tecnica: dal canottaggio alle canoe olimpiche

Molto accreditata è la nostra tradizione del canottaggio, con diverse società sportive fondate nella seconda metà del 1800. In parallelo al canottaggio vero e proprio, ho imparato a pagaiare sulle canoe olimpiche, che sono le imbarcazioni da competizioni internazionali su acqua piatta. Si chiamano olimpiche perché un tempo erano le sole canoe ammesse alle Olimpiadi. Si tratta di barche dalla forma a triangolo (con il vertice in basso), molto veloci ma dall’equilibrio più instabile. C’è stato un periodo in cui mi allenavo in canoa praticamente ogni pomeriggio e spesso anche il sabato mattina. Ero un atleta agonista regolarmente iscritto alla Federazione e ho partecipato a numerose gare sia zonali che nazionali, pur vagando nell’aurea mediocritas in termini di risultati.

Accatastate in fondo alla darsena della nostra società c’erano alcune canoe da acqua mossa, cioè adatte ai torrenti. Sono nettamente diverse dalle canoe olimpiche, perché sono adatte ad altra attività. Ma in torrente rivelano tutta la loro leggiadria. Per acquisire maggior praticaccia specifica partecipai, inizialmente con alcuni amici salvo proseguire da solo, a dei corsi specifici. In primis presso la società di Ivrea, che ha un apprezzato campo slalom anche per regate internazionali: utilissimo fare su e giù per un weekend di seguito, ma alla fine ero saturo sul piano motivazionale. Il passo successivo mi ha portato in Val Sesia mettendomi in contatto con Maurizio Bernasconi, un milanese che aveva abiurato la metropoli tentacolare per vivere tutto l’anno di kayak e con i kayak. Aveva infatti fondato una delle prime scuole di kayak d’acqua mossa (esistente ancor oggi a Isola di Vocca, poco a monte di Varallo).

Itinerari e paesaggi italiani: dalle Cinque Terre al Golfo di Genova

Il Sesia è adattissimo alle discese e presenta tratti con difficoltà d’ogni tipo. La struttura logistica della scuola era molto semplice e spartana: una capanna di legno con tavolacci e un minimo di servizio bar, i servizi igienici comuni stile campeggio e… un ampio prato a disposizione per le tende. Nel giro di Bernasconi ho re-incontrato un bel drappello di alpinisti/arrampicatori riconvertiti a seconda vita. Più che dedicarsi al kayak si erano dati al torrentismo e stavano esplorando i numerosi affluenti del Sesia.

Invece se ci si vuole impegnare in un vero trekking marino con successive tappe di spostamento, penso sia molto meglio utilizzare le apposite imbarcazioni. Si tratta di kayak che sono un misto fra le canoe olimpiche e quelle da acqua mossa, proprio perché andar per mare sta un po’ a metà fra le due attività. Organizzare e poi realizzare un campeggio nautico a tappe con l’utilizzo del kayak è un’esperienza molto simile al trekking alpino o appenninico, stile da rifugio a rifugio, o meglio con uso della tenda. È un’esperienza che suggerisco perché lascia emozioni molto profonde, anche in tratti di costa italiana a poca distanza dalla discoteche e dalla movida più sfrenata.

Liguria: mare, correnti e sicurezza

Piuttosto che avventurarsi da soli improvvisandosi kayak men di lungo corso meglio affidarsi a programmi organizzati: è facile trovarli su internet. Meglio non sottovalutare la natura che pare placida, ma che può improvvisamente rivelarsi molto problematica. Mare nascosto: di Paola Radaelli, pubblicato su Outdoor Montagne. Per chi ama il mare, ma non sopporta l’inattività della spiaggia, un’alternativa non ancora molto diffusa in Italia è quella del kayak da mare. La costa dell’estremo Levante ligure, con al cuore le Cinque Terre, costituisce un’eccellente opportunità per provare a cimentarsi con questo mezzo anche come prima esperienza.

Il tour delle Cinque Terre in kayak è un itinerario che si può adattare con flessibilità alle proprie esigenze in base al tempo disponibile, all’allenamento e alla voglia di pagaiare. Si può mettere la barca in mare comodamente a Sestri Levante, Riva Trigoso o Moneglia (Sestri e Moneglia distano circa 10 km). La costa da Riva a Moneglia è spettacolare e selvaggia, e vi si trovano alcune spiaggette dove ci si può fermare. Continuando verso est, superato il tratto un po’ noioso di Deiva, dopo Framura inizia nuovamente una costa poco conosciuta e sorprendente, caratterizzata da rocce rossastre, qualche grotta e piccole spiagge appartate. Attraversare questo tratto di costa in kayak è eccitante: a pelo d’acqua si possono sfiorare scogli, attraversare faraglioni, insinuarsi in grotte e anfratti, farsi affiancare da cormorani a volo radente o rimanere sorpresi da banchi di sardine.

Sul magnifico paesaggio che si apre entrando nel golfo delle Cinque Terre non ci dilunghiamo se non per segnalare che in questo tratto gli unici approdi in caso di mare grosso sono Monterosso e Vernazza. Con il mare calmo e fuori stagione si può issare la canoa sui ripidi scivoli degli approdi in ogni borgo. Non sarebbe una cattiva idea lasciare il kayak per un giorno, magari sorpresi da una mareggiata, e dedicarsi a una camminata per i molti sentieri che collegano i paesi. Il treno permette poi di ritornare comodamente al punto dove si è lasciata l’imbarcazione.

Superata Riomaggiore inizia un tratto piuttosto lungo e selvaggio fino all’insenatura di Portovenere; qui con il kayak ci si diverte a esplorare gli isolotti di Palmaria, Tino e Tinetto. Quindi si gira la prua a ovest per scoprire il viaggio di ritorno. Se non si vuole ripercorrere il tragitto in senso inverso via mare, è relativamente facile organizzare il recupero della canoa. Con il treno si raggiunge Sestri Levante da dove, ripresa l’auto, si torna a prelevare l’imbarcazione. Da tenere presente che Vernazza, Corniglia e Manarola sono di difficile accesso con un veicolo e per questo può essere consigliabile terminare il giro a Riomaggiore.

In Liguria il kayak non è una moda recente: affonda le radici in una tradizione marinara millenaria che ha sempre visto il mare come strada, non come barriera. I pescatori di Boccadasse e Nervi usavano piccole imbarcazioni a remi per raggiungere i banchi di pesce, seguendo rotte tramandate di padre in figlio. Oggi, quella stessa conoscenza del mare si trasmette attraverso i centri nautici e le associazioni sportive che organizzano corsi e escursioni. Il mare dei genovesi: tradizione e passione contemporanea.

Consigli pratici: sicurezza e attrezzatura

Se si vuole approfondire la conoscenza del territorio, sono disponibili guide specializzate che combinano l’escursione in kayak con elementi di educazione ambientale, storia locale e tradizioni marinare. Un modo per scoprire che il mare ligure non è solo acqua e rocce, ma un mondo complesso e affascinante che ha plasmato per millenni la cultura e l’identità di questo angolo di Mediterraneo. Il noleggio di kayak e attrezzatura è disponibile presso diversi centri nautici tra Nervi e Camogli, con costi che vanno dai 25 ai 40 euro per mezza giornata. L’attrezzatura standard comprende kayak monoposto o biposto, pagaia, giubbotto salvagente e eventualmente muta in neoprene nei mesi più freddi.

È fortemente consigliata una lezione introduttiva che copre le tecniche base di pagaiata, le manovre di sicurezza e la lettura delle condizioni del mare. La sicurezza è fondamentale: mai uscire da soli, controllare sempre le previsioni meteo-marine, portare scorte d’acqua dolce e un fischietto per le emergenze. Il cellulare in custodia impermeabile è indispensabile, così come una cartina delle coste in caso di navigazione autonoma. Le aree marine protette del promontorio di Portofino richiedono particolari attenzioni: è vietato l’approdo in alcune zone e la navigazione è regolamentata per proteggere l’ecosistema sottomarino.

Le nuove generazioni di kayakisti genovesi stanno riscoprendo itinerari dimenticati: calette nascoste raggiungibili solo via mare, grotte esplorate dai pescatori di un tempo, fondali dove crescono coralli e spugne colorate. È un patrimonio naturale che il turismo di massa non ha ancora scoperto, ma che rappresenta una risorsa preziosa per chi cerca un rapporto autentico con il territorio. L’associazione Kayak Liguria, con sede a Nervi, organizza escursioni guidate per tutti i livelli: dai percorsi di iniziazione lungo la passeggiata Anita Garibaldi alle spedizioni di più giorni verso le Cinque Terre. “Il nostro obiettivo”, spiega la presidente Anna Rossi, “è far conoscere il mare ligure non come uno scenario turistico, ma come un ecosistema vivo da proteggere e rispettare”.

mappa delle coste liguri per kayak da mare

Se il richiamo del mare ligure vi chiama, le nostre dimore di genovabb.it vi aspettano nel cuore di Genova, a pochi passi dai porti di partenza per le più belle avventure in kayak. Perché il mare non si visita: si vive, si respira, si naviga.

tags: #kayak #in #mare #aperto #5 #vivo