La Pesca Surfcasting è una tecnica di pesca che si pratica in spiaggia con il mare mosso quando le onde smuovono la sabbia e scoprono molluschi e vermi mangiati dai pesci. E’ forse tra le più dure tecniche di pesca in grado di regalare emozioni uniche e indimenticabili. In questa guida trovi tutto quello che i occorre saper per iniziare a pescare a surfcasting e pesca a fondo dalla spiaggia.
Introduzione al surfcasting e al suo contesto
Il surfcasting è una pesca che si effettua dalla spiaggia lanciando sull’onda alla ricerca di grosse prede come la Spigola, l’Orata, il Sarago e molti altri. La spiaggia è un ecosistema dinamico e complesso, segnato da correnti e conformazioni varie. La canna deve essere piuttosto robusta in grado di sostenere il lancio di piombature pesanti, nell’ordine dei 120-170 grammi, in modo tale da fronteggiare la marea e permettere la pesca. Una canna ad azione 100-200 grammi è quella più indicata.

La pesca surfcasting è una pratica che unisce tecnica, conoscenza del moto delle onde e lettura del profilo della spiaggia. La presenza del mare formato con onde e la capacità di riconoscere e lanciare l’esca nel punto giusto dove il pesce va alla ricerca di cibo sono elementi chiave. Il Surfcasting è una tecnica di origine inglese ma diffusa oggi in tutto il mondo, praticata da riva su spiagge prevalentemente sabbiose, con condizioni meteorologiche e marine avverse che talvolta rendono la pescata impraticabile. Diventa così una vera e propria sfida tra l’uomo e la natura, che spesso ha la meglio: non è raro fare cappotto.
Fasi naturali della spiaggia e come riconoscerle
La spiaggia è un ecosistema dinamico con correnti e formazioni diverse. Nell’immagine viene rappresentato il mare inizialmente calmo, colpito da una perturbazione. In questo contesto si crea una corrente primaria che comincia a spingere verso la riva, la stessa direzione del vento che l’ha creata. La superficie inizia da incresparsi, il vento soffia e si formano le prime onde sulla risacca. Questa fase è chiamata Mare Montante. Quando la condizione inizia a stabilizzarsi, con la formazione della corrente secondaria, che comincia a scavare trasportando la sabbia verso il largo depositandola in accumuli detritici. E’ questo il momento migliore per lanciare la nostra esca. Visto in pianta questo fenomeno produce un serpentone detritico, che corre parallelo alla riva a distanze variabili. Ai bordi di questi depositi si formano dei canaloni, avvallamenti profondi perpendicolari alla riva. Quando descritto è il fenomeno che crea l’impianto di pesca.
Come possiamo identificare i canaloni e gli accumuli detritici? Osservando le onde ci accorgeremo che alcune zone vengono attraversate senza formazione di schiuma bianca, queste saranno le zone più profonde, i canaloni. Quando l’onda durante il suo percorso si rompe ci segnala la presenza di una porzione di spiaggia più bassa, quindi di formazioni detritiche o banchi di sabbia, vecchi depositi non dissolti non interessanti ai fini della pesca. Un altro metodo per identificare gli accumuli detritici è quello di realizzare una vera e propria azione di sondaggio: si esegue un lancio, il più lontano possibile e poi si inizia un lento recupero. Noteremo che il piombo in alcune zone tende a saltellare, mentre in altre sembra sprofondare.
Zone di pesca e comportamento dei pesci
Ogni spiaggia è formata da diversi settori con differenti caratteristiche. Per definirli occorre guardare la spiaggia di profilo e noteremo punte, onde rettilinee e anse. Le punte rappresentano delle zone di riempimento, ci sarà meno fondo. Sono utili zone quando il moro ondoso è scarso. Infatti dato il basso fondale la scarsa forza dell’onda riesce comunque a smuovere il fondo. Le anse invece, danno vita ai canaloni, da sfruttare con il mare mosso. Sono settori chiave spesso ricchi di pascolo. Le zone rettilinee, dove le linee di frangenza sono a loro volta rettilinee, i pesci seguono questa linea, questi settori sono consigliati con mare formato adatto per il Surfcasting. Altre zone di pesca sono rappresentate da: focizone miste, promontoribaie, riparate.
In presenza di mare mosso si forma il “serpente detritico”; i pesci si avvicinano alle zone di deposito detritico, mangiano controcorrente e seguono la linea dell’onda con la massima energia, di solito è quella più distante dove inizia a sbiancare. I pesci mangiano controcorrente per sentire meglio gli odori del possibile cibo e sfruttano la corrente primaria per portarsi sul bordo controvento da cui inizierà il pascolo. Il pascolo avviene lungo il deposito detritico e ne segue la conformazione.
Attrezzatura essenziale per il surfcasting
La canna da surfcasting dovrà avare la forza necessaria a lanciare piombi e la sensibilità per trasmettere ogni toccato del pesce sull’esca. In funzione delle condizioni del mare, alla distanza di pesca e alla capacità di lancio potremo avere diverse tipologie di canne. Cann da beach ledgering, con cimini intercambiabili in base alla potenza di lancio, solitamente in grado di lanciare massimo 90-100 grammi. La lunghezza varia da 4,20 m. 4,50 m. 4,80 m. e a volte anche 5,00 m. Sono canne adatte a pescare vicino riva, in condizioni di mare calmo. La lunghezza aiuta la gestione di travi con più ami e lunghi finali. Cann da surfcasting leggere, in grado di lanciare fino a 130 grammi della lunghezza compresa tra 4,20 m e 4,70 m.
Il mulinello per la pesca a Surfcasting dovrà essere resistente alla corrosione e in grado di affrontare condizioni difficili. Solitamente per la pesca in condizioni di mare mosso con piombi dal peso di 150 grammi o superiori è consigliato almeno una taglia 8000. Questo consentirà di avere un’ottima riserva di potenza in caso di alghe o quando il piombo tenderà ad insabbiarsi. La montatura nel surfcasting è chiamata trave. Esistono vari tipi di travi che si differenziano per caratteristiche, lunghezze e posizioni dei terminali. Il trave è rappresentato da una porzione di filo di varie dimensioni su cui legheremo il nostro terminale.
Il paternoster è “un finale ricco di gloria e tradizione” come lo definisce Meloni ed aggiunge già nel 1988 “forse un po’ consone al passato”. Formato da un trave e due braccioli molto corti circa 20 centimetri a una distanza di circa 40 centimetri. E’ una soluzione studiata per il mare mosso, in un periodo dove di pesce ce n’era molto. I braccioli possono essere realizzati in nylon, acciaio o materiale plastico. Il long arm è un finale molto lungo posizionato a pochi centimetri dal piombo. E’ una soluzione che consente di presentare l’esca naturalmente facendola viaggiare trasportata dalla corrente. E’ indicato in presenza di mare calmo o poco mosso. Io short rovesciato, definizione ideata da Meloni, è un bracciolo connesso al trave a circa 90 - 120 centimetri dal piombo. E’ importante che l’amo disteso non arrivi a toccare il piombo. E’ la soluzione ideale per lasciare l’esca fluttuare nella corrente. Inoltre la distanza dal piombo rende l’assetto estremamente sensibile dato che tutte le tocche del pesce vengono direttamente trasmesse alla punta della canna. In presenza di turbolenza la lunghezza verrà progressivamente accorciata. Lo short scorrevole prevede l’applicazione del terminale su una girella direttamente collegata allo shock leader. Il doppio o triplo short è la soluzione che più utilizzo in pesca. Grazie alla presenza di più ami è possibile utilizzare esche differenti. L’utilizzo di un flotter sull’amo alto può essere una variante da applicare alla ricerca di pesci che stazionano a galla pur non tralasciando di lasciare le altre esche sul fondo. In questo caso è indispensabile utilizzare le perline incollate per la costruzione del trave per conservare leggerezza e flessibilità.
Nella costruzione della montatura occorre rispettare alcuni accorgimenti per ridurre la possibilità di intrecci. Il terminale alto andrà applicato a contatto con il nodo di giuntura dello shock leader o della girella se presente. Come nello short rovesciato il finale disteso non dovrà arrivare allo snodo inferiore. La linea long è un finale molto lungo, può arrivare fino a 5 o 6 metri, al quale vengono applicati tre ami, uno alla fine e due, della lunghezza di 100 - 120 cm, applicati tramite le microsfere, sul finale. La grande morbidezza lo rendono indicato in condizioni di mare calmo. Il minitrave è un accessorio che non può mancare nell’attrezzatura di chi pesca a surfcasting. Si presenta come un pezzetto di filo metallico con una girella sopra e un aggancio per il piombo nella parte inferiore. Su questo filo è posizionata una girella, o una girella a sgancio rapido dove fissare il terminale. In questo caso il finale è molto lungo, circa 180 cm che prende il nome di long arm, come abbiamo già visto.
La forma del piombo può fare la differenze in una giornata di pesca. Ogni forma ha delle caratteristiche che se conosciute possono aiutarci nella ricerca della stabilità o della distanza. Facile da gestire, è una forma adatta anche in condizioni di mare mosso, rappresenta il passo prima della piramide. La piramide è la forma per eccellenza quando si deve affrontare il mare mosso. Piombo perfetto in condizioni di mare calmo o poco mosso. Durante il lancio ha una buona stabilità. Il finale nel surfcasting ha un ruolo ulteriore oltre quello di non cedere al combattimento con la nostra preda, che è quello di contrastare la turbolenza grazie alla sua rigidità. In condizioni di mare mosso è frequente recuperare e trovare il finale intrecciato.
Esca, prede e tecnica di lancio
Le esche che possono essere utilizzate pescando a surfcasting sono molte. In particolare gli anellidi sono indicati in condizioni di mare calmo o poco mosso. Mentre i molluschi trovano impiego con mare mosso o durante le scadute. Le principali prede del surfcasting sono la Spigola, l’Orata, il Sarago, l’Ombrina e la Mormora. Il trave nel surfcasting, o nella pesca a fondo dalla spiaggia rappresenta la montatura con la quale peschiamo. E’ costituito da uno spezzone di nylon o fluorocarbon al quale colleghiamo i braccioli con l’amo e l’esca. Le variabili sono molte. In questo approfondimento vedremo come realizzare un trave a più braccioli o a bracciolo singolo, realizzando gli snodi incollando delle perline.
A volte durante una battuta di surfcasting c’è la necessità di lanciare le esche più lontano, caso mai per raggiungere il pascolo più esterno. In questo articolo scoprirai alcuni accorgimenti che possono fare la differenza e ti potranno aiutare a raggiungere delle distanze di lancio sicuramente migliori.
Esperienze e consigli pratici
La canna è sicuramente lo strumento principale; non per forza una canna molto costosa migliorerà i tuoi lanci. Se sei un neofita ti sconsiglio di acquistare canne difficili, devi trovare delle canne che ti aiutano a lanciare, ma con le quali puoi imparare anche ad angolare i lanci. Se parliamo di canna ti consiglio una buona ripartita in tre pezzi. Queste canne sono formidabili perché hanno una riserva di potenza molto più efficiente rispetto alle telescopiche. Scegli una canna anche in base al piombo che ti piace utilizzare. Se hai più facilità a chiudere un lancio con 125 grammi di piombo, acquista delle canne con range massimo 150 grammi.
Mulinelli da surfcasting: anche qui la qualità fa la differenza. Avere un buon mulinello ti aiuta senza dubbio ad ottenere risultati migliori. La caratteristica principale che ti aiuta ad aumentare le distanze di lancio è la bobina. Scegli un mulinello con una bobina bella larga. La bobina larga facilita la fuoriuscita delle spire del filo. Filo in bobina: come può il filo in bobina aiutarti a lanciare più lontano? Più il filo è spesso e più diminuiscono le distanze. Solitamente sui miei mulinelli, utilizzo fili in nylon dello 0,16.
Piombi e accessori: anche il tipo di piombo aiuta a migliorare le tue prestazioni. Utilizza piombi affusolati come l’ogiva o il tournament. Se peschi con esche molto voluminose, l’utilizzo di un bait clip come accessorio può aiutarti a farti guadagnare qualche metro. Andrew Nextunread, Jun 19, 2007, 11:36:19 PM offrirà ulteriori spunti sul calcolo pratico della distanza di lancio.
Surfcasting Tutorial - La tecnica del piombo a perdere (Italian Fishing TV)
Riassunto operativo per lanciare a 120 metri
Per ottenere distanze tangibili come 120 metri, è essenziale allenarsi sul controllo del lancio, scegliere la combinazione giusta di canna, mulinello e filo, e adattare la montatura alle condizioni del mare. In condizioni di mare mosso la scelta del trave, dei braccioli e della posizione del piombo è cruciale per massimizzare la stabilità e ridurre gli intrecci. Questo paragrafo sintetizza le nozioni principali senza introdurre nuovi elementi non presenti nel testo di partenza.
