Apneista impigliato nella rete: una storia di coraggio tra uomo, delfini e mare

Nella narrazione di Ustica 1962 si intrecciano momenti di tensione, solidarietà e riflessione sull’intelligenza degli animali marini, offrendo un ritratto complesso di Enzo Maiorca e della sua relazione con il mondo sommerso.

Enzo Maiorca, l’apneista e la discesa nel profondo

Enzo Maiorca immerso nel caldo mare di Siracusa parlava a poca distanza con la figlia Rossana che era sulla barca pronta anch’essa ad immergersi, all’improvviso si sentì colpire leggermente alle spalle, si girò e vide un delfino. Capì subito che l’animale non voleva giocare, ma esprimere qualcos’altro. Il delfino infatti si allontanò e Maiorca lo seguì a nuoto. Poi l’animale si immerse e lo stesso fece Enzo, a circa 12 metri di profondità impigliato in una rete di una spadara abbandonata c’era un altro delfino. Il delfino liberato restò un po’ stordito in acqua, controllato da Enzo, Rossana e l’altro delfino. Poi si riprese e, sorpresa! Questa meravigliosa storia commosse tutti i presenti che si alzarono in piedi per un lungo e caloroso applauso.

La dinamica dell’intervento: liberazione e riconoscimento

In pochissimi minuti i due esperti sub riuscirono a liberare il delfino impigliato nella rete, il quale allo stremo delle sue forze riuscì ad emergere e, emettendo un quasi “grido umano”, così lo descrisse Maiorca, riuscì a respirare. Un delfino può resistere sott’acqua non oltre dieci minuti, dopodiché affoga. Il delfino liberato restò un po’ stordito in acqua, controllato da Enzo, Rossana e l’altro delfino. Poi si riprese e, sorpresa! Si scoprì che era una delfina perché da lì a poco partorì un piccolo. Mamma e cucciolo si allontanarono mentre, il delfino maschio fece un giro intorno ai due umani e si fermò un attimo davanti ad Enzo Maiorca, gli diede un colpetto, come fosse un bacio, sulla sua guancia a mò di gratitudine e poi si allontanò. Questa meravigliosa storia commosse tutti i presenti che si alzarono in piedi per un lungo e caloroso applauso.

delfini e uomo in mare - interazione di salvataggio

Storie di mare: altre segnalazioni di salvataggio

HomeRiminiCronacaCavalluccio marino resta impigliato in una rete da pesca: salvato e rimesso in libertà. Il videoIsole Tremiti, l'animale è stato curato e rimesso in libertà da un gruppo di subacquei italiani del team Easy Diver, la Scuola sub e apnea del Circolo nautico di Cattolica: "Sembrava quasi ci salutasse, poi si è diretto verso il fondale come se sapesse di essere tornato a casa” Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su Google Seguici Rimini, 11 luglio 2025 - Un piccolo eroe del mare è tornato a casa. Non si tratta di un delfino o di una tartaruga, ma di un minuscolo cavalluccio marino, rimasto impigliato in una rete da pesca al largo delle Isole Tremiti e liberato grazie all'intervento tempestivo di un gruppo di subacquei italiani. Un gesto semplice, ma carico di significato, che racconta molto del rapporto profondo tra l’uomo e il mare, e di una subacquea sempre più consapevole e attenta alla tutela degli ecosistemi marini. Il protagonista di questa piccola grande storia è il team di Easy Diver, la Scuola sub e apnea del Circolo nautico di Cattolica. In collaborazione con il centro immersioni locale Tremity Diving Center, il gruppo stava effettuando una spedizione ricreativa alle Isole Tremiti, uno degli angoli più suggestivi dell’Adriatico, quando si è imbattuto nel piccolo cavalluccio in difficoltà. Tutto è avvenuto durante una pausa tra due immersioni, nei pressi del molo. È stato un pescatore a segnalare la presenza dell’animale, accidentalmente finito nelle maglie di una rete da pesca. Senza perdere tempo, i sub, guidati dalla guida esperta Giovanna, hanno preso in carico il cavalluccio, lo hanno messo in sicurezza in una bottiglia riempita con acqua di mare, e lo hanno riportato nel punto più vicino possibile alla sua cattura. L’obiettivo: restituirlo al suo habitat naturale, nel massimo rispetto del suo benessere. La liberazione è stata un momento di grande intensità emotiva. Il cavalluccio, una volta immerso di nuovo nell’acqua, ha ripreso lentamente a muoversi, avvolto dai flutti leggeri e dalla luce del pomeriggio. “Per un attimo ci è sembrato che ci salutasse - raccontano i subacquei, ancora emozionati - Ci ha girato intorno per qualche secondo, poi si è diretto verso il fondale, come se riconoscesse di essere tornato a casa”. Una scena che non ha lasciato indifferenti e che è stata immortalata in un video. I protagonisti del salvataggio sono Walter Antonelli, istruttore e fondatore di Easy Diver, insieme a Vincenzo Lazzari, Elisa Tonelli e Riccardo Verni, due giovani sub già molto attivi che, in appena due anni, hanno conseguito due brevetti ciascuno. La loro esperienza alle Tremiti non è stata solo un’occasione di esplorazione, ma anche un esempio concreto di attenzione per la biodiversità marina. “Questo episodio rappresenta perfettamente lo spirito con cui è nata la nostra scuola”, ha aggiunto Marcello Fadi, cofondatore, consigliere e aiuto istruttore. “Dal 2019 lavoriamo per promuovere una subacquea che non sia soltanto tecnica o sportiva, ma anche profondamente rispettosa del mare - ha spiegato ancora - Salvare un cavalluccio marino può sembrare un’azione marginale, ma è il simbolo di un impegno più ampio. Ogni gesto di cura verso l’ambiente ha un peso, una voce, una storia da raccontare. E noi vogliamo essere parte di quel racconto”. Perché la tutela del mare passa anche da gesti semplici, alla portata di tutti, se compiuti con consapevolezza. Una bestemmia in diretta. Era il 1974, quando, nelle acque di Sorrento, dove si accingeva a inanellare l’ennesimo record d’immersione, esplose la sua rabbia nei confronti di un sub Rai, Enzo Bottesini, noto a tutta Italia come ex-campione del seguitissimo Rischiatutto di Mike Bongiorno: l’uomo non riuscì a evitare l’impatto con Enzo Maiorca che aveva appena iniziato la sua discesa. L’episodio è una virgola che non cambia nulla nella carriera del più grande apneista italiano, Enzo Maiorca, colui che a suon di sfide, con se stesso innanzitutto e con avversari mitologici come Jaques Mayol per dirne uno, ha traghettato l’apneismo mondiale dal pionierismo al professionismo. In quella rabbia incontrollata, c’è nascosta la scintilla che portò Maiorca a sfidare il mare. La paura per un elemento da rispettare, il mare. Negli anni ’50 glimostrarono un articolo che parlava dei record, poco superiori ai 40 metri, e si convinse a competere sfidando il mare, che quotidianamente viveva nella sua splendida Siracusa. Proprio nelle sue acque, nel settembre 1960, dopo un’immersione artigianale zavorrato con liste di piombo, Enzo riporta in superficie il tubo d’ottone dei 45 m. Da quel momento i botta e risposta si susseguirono, cambiarono gli avversari, le misure andavano sempre più giù, nel blu profondo. Istinto contro meditazione, Maiorca contro Mayol, è l’apnea che fa il boom e appassiona il mondo. Due filosofie diverse di approcciare la sfida e quel traguardo impossibile, i meno 100 metri. Mayol lo raggiunge nel 1976, Enzo aveva già deciso di ritirarsi già due anni prima perché una sincope lo aveva quasi ucciso. Complici le figlie, Patrizia e Rossana (morta il 6 gennaio 2005 a causa di un cancro al seno), Enzo a 57 anni arrivò a - 101 metri. Era il 30 luglio del 1988 e con l’ultimo, incredibile record fatto in casa, nelle acque di Fontanebianche (Siracusa) salutò le sfide agli abissi per continuare ad amare il mare e le sue creature. Vegetariano convinto, spiegò l’addio alla pesca subacquea in un’intervista: ”Mi ero immerso in una secca poco lontana dal capo che protendendosi verso il mare aperto chiude a sud la baia di Siracusa. Quella mattina mi accadde di arpionare una cernia. Una cernia robusta, combattiva. Si scatenò sul fondo una vera e propria lotta titanica fra due pareti; cercando di rendermi conto della sua posizione passai la mano destra lungo il suo ventre. Il suo cuore pulsava terrorizzato, impazzito dalla paura. E con quel pulsare di sangue ho capito che stavo uccidendo un essere vivente. Ecco che torna tutto, anche quella maledetta bestemmia, che nasce dalla paura, viene inghiottita negli abissi. Un uomo immerso nel suo elemento, per Enzo Maiorca era l’acqua, che capisce di non poter né dover sostituirsi a quel Dio che dà e toglie la vita, acqua che è Dio stesso.

riferimenti storici di Maiorca e Mayol nel mare

Riflessioni sull’intelligenza e la comunicazione tra uomo e delfino

Le storie più incredibili spesso contengono fatti reali che, per rendere il racconto più gradevole, vengono più o meno romanzati. Nel video Enzo Maiorca racconta che si trovava a Siracusa per fare delle immersioni con sua figlia Rossana. Era entrato da poco in acqua, pronto per immergersi in profondità, quando ha sentito qualcosa colpirgli leggermente la schiena. Si è subito voltato, scoprendo che un delfino stava cercando di comunicargli qualcosa. Data l'impazienza del mammifero il sub ha capito che c’era qualcosa di strano e dopo la peculiare interazione, l’animale ha iniziato ad allontanarsi attendendo che l’uomo lo seguisse. Così, continua a raccontare Enzo Maiorca, ha recuperato un coltello e dopo aver nuotato un po' in mare aperto si è immerso con il delfino in un punto specifico in cui il cetaceo sembrava particolarmente agitato. Il sub ha raccontato di essere sceso fino a una profondità di circa 12 metri quando in lontananza ha visto un’ammasso grigiastro sul fondo. Dopo averlo liberato dalla rete con il suo coltello, il sub ha cercato di aiutare il delfino ferito a risalire con le braccia fino a quando, proprio una volta arrivati in superficie, il delfino è riuscito finalmente a respirare, nonostante ha continuato ancora a sanguinare copiosamente. A questo punto il video si interrompe e di quel che ha raccontato l'atleta successivamente ci sono solo delle vaghe testimonianze scritte. Secondo alcuni dopo l'evento uno degli animali lo avrebbe addirittura ringraziato toccandogli la guancia con il muso e altri affermano che il sub, alla fine dell'incontro con i reporter, avrebbe detto: «Finché l'uomo non imparerà a rispettare e a dialogare con il mondo animale, non potrà mai conoscere il suo vero ruolo su questa Terra». Questo argomento invita a riflettere sulla plausibilità e sull’equilibrio tra mito e realtà scientifica, evidenziando come sia possibile attribuire significati profondi a gesti di animali osservati attentamente.

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