L’agguato in superficie è sicuramente la tecnica più usata nella pesca subacquea, è relativamente semplice, quasi priva di rischi o fatiche, potenzialmente buona per tutto il pesce del bassofondo e che con un pizzico di fortuna e tanta pratica può regalare anche delle prede importanti. Molto importante per l’agguato in superficie è la scelta del posto, dobbiamo cercare un tratto di costa abbastanza frastagliato e che magari ci sia una buona parte di bassofondo, sono da preferire i luoghi ricchi di grandi massi, vanno bene anche le barriere artificiali o tutti i posti dove vediamo molti scogli affioranti.
La tecnica principalmente consiste nel procedere con cautela, cercando di non farsi sentire o vedere, fino a sorprendere l’eventuale preda a una distanza utile per tentare il tiro. Cominciamo intanto nello scegliere il momento giusto, è infatti risaputo che alle prime luci dell’alba o al tramonto molte specie di pinnuti sono intente al banchetto, ma per esperienza personale so che il mare è la cosa più imprevedibile in assoluto quindi non fate di questa regola un comandamento.
Comunque alcuni espedienti invece sono da ricercare se vogliamo un vantaggio tecnico, come ad esempio muoversi con il sole alle spalle in modo da confondere le prede che guardano nella nostra direzione, oppure scegliere il giorno in cui il mare sia leggermente arzillo in modo da occultare le vibrazioni dei nostri movimenti con il trambusto generale della onde. Per condurre con successo una battuta di pesca all’agguato dobbiamo procedere con il massimo silenzio, evitate quindi di schiaffeggiare l’acqua mentre pinneggiate, magari usate la mano libera per tirarvi avanti, evitate tutti gli urti fra fucile e scoglio o fra le pinne, e infine non usate moschettoni metallici o altri oggetti che producono rumore.
Se avvistate con anticipo una preda, studiate rapidamente la zona e se possibile evitate l’approccio diretto e preferite un percorso più lungo ma più coperto, altre volte invece ci troveremo all’improvviso a pochi centimetri da un pesce inaspettato, per questo durante l’agguato dobbiamo essere sempre pronti al tiro, sempre vigili e attenti.
Per l’agguato si usano tutti i fucili dal corto al medio, a seconda della visibilità, ma mai le misure lunghe perchè quasi sempre dovremo agire in pochissimi istanti ed è quindi necessario più il brandeggio che la potenza. Io consiglio di usare fucili dal 70 al 90 massimo, infatti il mio preferito per questa tecnica è un 85 con asta da 6mm, dove per i miei gusti ho un’eccezzionale velocità e un potenza sufficiente fino a 3mt.
Per l’agguato in bassofondo non serve potenza, quindi lasciate perdere le configurazioni pesanti a doppio elastico, un arbalete leggero con un solo elastico va benissimo. I pesci da insidiare con questa tecnica sono, potenzialmente, quasi tutti però diciamo che le normali prede consistono in saraghi, orate, cefali e salpe. Spesso pure le spigole, a patto però di avere dei riflessi da ninja.
Di media difficoltà sono i saraghi, un po’ meno il sarago pizzuto perchè si spinge più sotto costa e quando si ciba con foga è molto distratto. L’orata invece è in assoluto la preda più difficile, secondo me perchè ha i sensori più sviluppati di altre specie ed è in genere un pesce molto diffidente. Un capitolo a parte ci vuole per le salpe, da me considerato il pesce scuola dell’agguato, queste possono essere molto facili come quasi impossibili da prendere. Mi spiego meglio, la salpa si muove in gruppo a tappe, fermadosi spesso per mangiare ed è questo il momento buono per sorprenderle, bisogna però fare attenzione alle sentinelle, se ti vedono loro scappa via tutto il gruppo. Quindi se non abbiamo un riparo buono e che ci porti vicino senza essere visti possiamo dimenticarci di prenderle nel sacco.
Questo è tutto, riepilogando per l’agguato in superficie ci vuole un fucile di media potenza, assoluto silenzio, movimenti lenti e sempre pronti al tiro. All’inizio non vi darà grandi soddisfazioni, ma con il tempo e la pratica farete gli stessi carnieri di qualunque altro metodo. pesce d’aprile, dello scherzo, della beffa.
