Libri sulla storia della canoa: un viaggio attraverso secoli, materiali e imprese leggendarie

Lorenzo Molinari, istruttore di canoa FICK (Federazione Italiana Canoa Kayak), si è appassionato alla canoa in giovanissima età e ha gareggiato per la squadra nazionale italiana. Ha pagaiato per oltre 60.000 km, discendendo fiumi in quasi tutti i continenti e dedicandosi al trekking marino. Cercai libri sull’argomento e scoprii che non esisteva neppure un libro al mondo che trattasse la storia della canoa in modo completo e approfondito, se non sommariamente o limitatamente a un tema specifico. Mi parve incredibile che nessuno avesse mai scritto la storia del mezzo di navigazione più antigo del mondo, essendoci libri di storia su qualunque oggetto o argomento, anche i più disparati.

Copertine dei 4 volumi di L’arte del pagaiare storia illustrata. Il lavoro di ricerca e stesura mi ha occupato per oltre sette anni, quasi a tempo pieno. La consultazione di archivi documentali e fotografici, la lettura di libri, riviste, articoli, siti e blog, la visione di filmati, lo scambio di informazioni e la testimonianza di molti tra i più famosi canoisti al mondo, la selezione del materiale, la stesura del testo in italiano e la traduzione in inglese (circa 1500 pagine in grande formato), la correzione delle bozze, la ricerca delle immagini da inserire (oltre 1300), l’autorizzazione dei fotografi a pubblicarle, quando non di dominio pubblico, la correzione delle bozze nelle due lingue, la fallimentare ricerca di una casa editrice e, di conseguenza, l’impaginazione del mio lavoro in quattro volumi, ciascuno in tre formati (Kindle, cartaceo copertina flessibile e rigida) e in due lingue (per un totale di 24 versioni diverse), non prima di aver imparato come impaginare, la creazione delle 4 copertine con il fondamentale aiuto del grafico Stefano Robotti, che le ha poi declinate nelle 24 copertine dei singoli formati, finalmente l’interesse di una piccola casa editrice di Vancouver, Finisterrae, la pubblicazione delle 24 versioni e, infine, l’attività promozionale sono state un lavoro ciclopico.

Volume 1. La canoa nell’antichità Volume 2. Dal 1800 al 1954. Canoe in legno e pieghevoli Volume 3. Dalla vetroresina al polietilene. Imprese estreme Volume 4. Rafting e canoe gonfiabili. Volume 1. Copertina del volume 1 di L’arte del pagaiare storia illustrata. Copertina realizzata da Stefano Robotti. Fotografia di copertina: “On the shore of the lake-Kutenai”, circa 1910, British Columbia in Canada, fotografo Edward Sheriff Curtis (1868-1952), “Library of Congress Prints and Photographs Division, Edward S. Curtis Collection”, Washington, D.C.

Prima di addentrarsi nella storia più antica, è stato necessario cercare di definire cosa sia una “canoa”, problema apparentemente semplice ma, a ben vedere, di non facile soluzione. Nessuna delle definizioni proposte dai più autorevoli dizionari ed enciclopedie italiane ed estere è sostanzialmente corretta o esaustiva. La canoa, infatti, paradossalmente, si definisce per quello che non è, più che per quello che è. Le canoe, per esempio, non sono dotate di scalmi, differiscono, quindi, dalle barca a remi. Di ciascuna tipologia sono esaminate le origini e la diffusione geografica, sono accennate le tecniche costruttive e i materiali utilizzati ed è illustrata la varietà di imbarcazioni a essa appartenenti. Per ciascun tipo di utilizzo possono esserci dei sotto-tipi, ciascuno sviluppato per un uso particolare. Insomma, il mondo della canoa è variegato e complesso e non si può liquidare in due paginette; infatti, pur cercando di essere sintetici, l’opera conta circa 1.500 pagine!

Frammenti di storia europea e mondiale: dalle prime costruzioni alle grandi imprese

Volume 2. Dal 1800 al 1954. Copertina del volume 2 di L’arte del pagaiare storia illustrata. Copertina realizzata da Stefano Robotti. Nel 1800, in Occidente, la fascia sociale borghese, cresciuta numericamente, disponeva di tempo libero e denaro da poter spendere in beni voluttuari, al pari di quella nobile e aristocratica. Immagine 6. Una delle imprese più straordinarie, non solo della storia della canoa, ma della nautica in generale, fu la traversata in canoa dell’Oceano Atlantico, realizzata dal ventinovenne, tedesco, capitano d’altura Franz Romer (1899-1928). Per l’impresa optò per una canoa pieghevole della ditta Klepper propulsa a vela e a pagaia a doppie pale, a cui apportò alcune modifiche. Nel 1928, partì da Lisbona con circa una sessantina di lattine di cibo e altrettanti litri d’acqua. Dopo una sosta a Las Palmas nella Gran Canaria, ripartì diretto in America. Arrivò all’isola caraibica di Saint Thomas dopo 58 giorni e circa 5.800 km di navigazione. Quando scese dalla canoa non riusciva a reggersi in piedi, a causa della posizione seduta che fu costretto a tenere per tutta la traversata. Riprese il mare dopo 40 giorni: voleva assolutamente approdare in Florida e, da lì, risalire fino a New York. Giunto a San Juan in Puerto Rico, perse per un’ora l’allarme di un uragano categoria 5 in arrivo, che causò la morte di 4.000 persone. Immagine 7. Dalla seconda metà del 1800, gruppi di amici con la passione per la canoa costituirono i primi circoli di canoa in Europa e nel Nord America, organizzarono le prime gare in acqua piatta e in acqua bianca e fondarono le prime federazioni di club: nel 1880 l’American Canoe Association (ACA), nel 1900 la Canadian Canoe Association (CCA) e, un secolo fa, nel 1924, l’Internationale Repräsentantenschaft Kanusport (IRK), poi rinominata International Canoe Federation (ICF). Uno tra questi artigiani fu Johann Klepper (1868-1949), che, nel 1907, a Rosenheim in Germania, iniziò a costruite kayak pieghevoli, tra i primi al mondo. La balzana idea di produrre canoe pieghevoli gli venne da un amico, che si lasciò sfuggire quella che poi si rivelò una profittevole opportunità. Inizialmente, Johann Klepper fu deriso per la sua idea anche nell’azienda sartoriale in cui lavorava. Nel 1929, impiegava circa 2.500 persone e produceva 90 kayak pieghevoli al giorno. Alle Olimpiadi di Berlino del 1936, furono vinte con canoe Klepper tutte le medaglie delle gare per canoe pieghevoli singole e doppie. Immagine 8.

Volume 3. Dalla vetroresina al polietilene. Copertina del volume 3 di L’arte del pagaiare storia illustrata. Copertina realizzata da Stefano Robotti. A metà degli anni 1950, venne introdotta la vetroresina per la costruzione di scafi, che risultarono molto più rigidi, robusti e leggeri di quelli pieghevoli. Questa innovazione consentì di ottenere kayak e canoe con cui poter affrontare sezioni di fiumi fino allora impensabili, elevando di un grado le difficoltà superabili con una relativa garanzia di non compromettere l’integrità della barca, oltre a quella del canoista (almeno finché non si trovava a bagno). Immagine 10. Con queste canoe furono realizzate discese di sezioni di fiumi sempre più impegnative e si avviò la corsa alla scoperta dei fiumi himalayani, sulla scia e il fascino di quanto era accaduto in alpinismo. Era nata una sorta di alpinismo al contrario: si cercavano imbarchi sempre più prossimi alle sorgenti, a quote sempre più elevate, risalendo impervie valli, anche con lunghi trasferimenti a piedi, talvolta con l’aiuto di portatori per il trasporto del materiale. Non sempre era possibile osservare il fiume dall’alto per valutarne le difficoltà e decidere a priori quali sezioni discendere. Non di rado, i canoisti si trovavano costretti a lunghi, faticosi e anche pericolosi trasbordi durante la discesa, trovandosi all’imbocco di una gola profonda e verticale, senza possibilità di perlustrazione a piedi. Immagine 11. Mike Jones mostra l’altimetro sul ghiacciaio del Khumbu alla base dell’Everest a 5300 m. - 1976. Dopo la metà degli anni 1970, furono commercializzati i primi kayak in polietilene e si assistette a una seconda grande rivoluzione. Come nel caso della vetroresina, anche per il polietilene vi fu una certa ritrosia iniziale alla sua adozione non solo da parte dei cantieri di canoe, ma anche da parte dei canoisti più anziani ed esperti. La nuova generazioni di kayaker si preparò a queste imprese in modo metodico, curando gli allenamenti, l’alimentazione, collaborando con i cantieri allo sviluppo di scafi e attrezzature specifiche per ciascun genere d’impresa, elaborando nuove tecniche e dispositivi di sicurezza, studiando approfonditamente la logistica delle spedizioni. Furono d’aiuto anche le immagini satellitari, per studiare il corso dei fiumi e valutarne la fattibilità. Analogamente agli scafi d’alto corso, la vetroresina e, successivamente, il polietilene vennero introdotti nella costruzione di canoe da mare, lago e fiumi facili. Yvon Chouinard (1938), fondatore del marchio Patagonia, noto per le sue ascensioni a Yosemite, per aver promosso il clean climbing, per aver inventato i dadi eccentrici e per il suo contributo allo sviluppo dell’arrampicata su ghiaccio. Douglas Tompkins (1943-2015), fondatore dei marchi The North Face ed Esprit e attivo ambientalista, scalò El Capitan per la via Salathé Wall a il Fitz Roy per la nuova via The Californian Route, insieme a Yvon Chouinard. Douglas Tompkins discese in prima la Middle Fork del San Joaquin, il Kern River e la Middle Fork del Kings, che insieme formano la cosiddetta mitica Triple Crown of California Whitewater. Royal Robbins (1935-2017), fondatore dell’omonimo marchio di abbigliamento outdoor, noto per aver aperto vie di roccia di difficoltà allora estreme tra la fine degli anni 1950 e gli anni 1970, come Regular Northwest sullo Half Dome e Salathé Wall, anch’egli precursore del clean cllimbing. Diverso è il caso di Matteo della Bordella (1984) e di pochi altri alpinisti che, anziché alternare l’alpinismo alla canoa, mantenendo le due disciplina separate, impiegano i kayak come mezzo di avvicinamento alla zona d’arrampicata, percorrendo anche centinaia di chilometri, come fece Matteo della Bordella nei mari della Groenlandia. Immagine 16. Matteo Della Bordella in kayak verso il Mythics Circque in Groenlandia - agosto 2021.

Volume 4. Rafting e canoe gonfiabili. La storia del rafting e delle canoe gonfiabili ebbe inizio nel 1840, quando venne realizzato il primo battellino a pagaia. Una sezione del libro è dedicata al Colorado River nel Grand Canyon negli Stati Uniti, dove vennero scritte celebri pagine della storia della navigazione fluviale a remi e a pagaia, su imbarcazioni rigide e gonfiabili, come quelle delle imprese dell’alaskano Dick Griffith (1927). Nel 1951, questo esploratore realizzò la prima discesa assoluta delle Lava Falls, considerata la rapida più impegnativa dell’intera discesa, con un raft a remi e in solitaria, impresa che ripeté anche a 89 anni. Dick Griffith è considerato il padre del packrafting, ovvero del trekking equipaggiato con packraft (i packraft sono piccoli e leggeri battelli pneumatici mono o biposto). Dick Griffith ha una lunga e affascinante storia di avventure, realizzate nel corso della sua vita, anche in tarda età. Immagine 18. Uno tra i più celebri campioni è senz’altro il britannico Richard Fox (1960), tra i canoisti più vittoriosi di tutta la storia della canoa mondiale: dieci volte campione del mondo in K1 Slalom tra il 1979 e il 1993, e a oggi il più medagliato in Canoe Slalom K1 maschile individuale. Richard Fox sposò Myriam Jerusalmi (1961), campionessa mondiale di Canoe Slalom, dalla quale ebbe le figlie Noemie (1997), medaglia d’oro alle Olimpiadi di Parigi nel 2024 in Kayak Cross femminile, e Jessica (1994) una tra le canoiste più vittoriose di tutta la storia della canoa mondiale: tre medaglie d’oro olimpiche e dieci medaglie d’oro a campionati del mondo in K1 Slalom e Kayak Cross, e a oggi la più medagliata in Canoe Slalom K1 femminile individuale. Immagine 19. Commenti My goodness! This is amazing even though I have known you have been working on this for many years. Thank you for sharing that you have published these four volumes. Congratulations! …

grafico cronologico delle fasi della storia della canoa

“English Canoe Classics” è una guida illustrata a alcuni tra i migliori itinerari delle acque del nord dell’Inghilterra, dai canali ai fiumi: Eddie e Wilf hanno scelto itinerari interni descritti in dettaglio e illustrati con numerose foto a colori e mappe. Le destinazioni sono adatte a canoe aperte, sit-on-top e kayak da turismo. Molti di essi possono essere affrontati come una singola traversata o come una serie di viaggi di più giorni, con campeggi lungo il percorso. Eddie Palmer ha acquistato la sua prima canoa oltre 50 anni fa. Aveva una canoa in legno e tela con cui iniziare a pagaiare fiumi in Inghilterra e in Galles. Da allora ha canoistato e pagaicato ampiamente nel Regno Unito, in Irlanda, in Europa, USA, Canada e Africa australe. La sua passione negli ultimi anni è stata per il campeggiocanoa su lunghe distanze. Dopo una carriera competitiva nello slalom e nelle gare di whitewater, continua a pagaiare in whitewater. Eddie è Direttore di Consiglio della SCA e co-autore di Scottish Canoe Touring, Scottish Canoe Classics e co-autore di Irish Canoe Classics (tutti pubblicati da Pesda Press). Nigel Wilford è stato coinvolto con il canoa per gran parte della sua vita adulta, pagaicando nel Regno Unito, in Europa continentale, Canada, USA e Nuova Zelanda. Nato nel nord-ovest del Leicestershire, la sua prima esperienza di canoa è stata sul tranquillo fiume Soar. Poco dopo si è trasferito nello Yorkshire per l’università. Il divertimento trovato navigando i fiumi del nord-est ha definitivamente consolidato il canoismo come attività principale. Nel 1991 è entrato nel servizio di coaching della British Canoe Union, aiutando altri a migliorare nel canoa o a diventare coach migliori. Nigel ha ricoperto vari ruoli all’interno della BCU, tra cui Local Coaching Organiser e English Whitewater Safety Coordinator.

copertine e layout dei volumi de L’arte del pagaiare

Imprese leggendarie e figure influenti

Il pomeriggio del 14 agosto 1936 a Berlino, sullo specchio d’acqua del Langer See, sotto gli occhi di Adolf Hitler e di una folla immensa si svolge la finale dell’otto maschile, la gara di canottaggio più attesa dell’XI Olimpiade. Solo pochi mesi prima, nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulle possibilità di vittoria della squadra dell’Università di Washington, formata da ragazzi di umili origini, figli di un’America messa in ginocchio da una spaventosa crisi economica. Tra questi ragazzi spicca Joe Rantz, entrato nell’equipaggio per guadagnare un po’ di autostima e trovare il proprio posto nel mondo insieme alla sua adorata Joyce. Daniel James Brown racconta con la passione e la leggerezza del romanziere una pagina di storia sportiva troppo a lungo ignorata, tracciando dapprima il fedele ritratto di un’America che tenta faticosamente di uscire dalla Grande Depressione, e poi, attraversato l’oceano, descrivendo la straordinaria avventura vissuta da nove ragazzi dello Stato di Washington in una ventosa giornata dell’estate 1936 nella Berlino nazista.

Nel suo elegante ufficio a due passi da uno dei luoghi simbolo di Milano, Santa Maria delle Grazie con i suoi celebri tesori, Angelo Vergani, 56 anni, laureato in Bocconi nel 1980, dirige Contract Manager, la prima società di temporary management in Italia. Ma anche nell’ampia sala riunioni con le pareti affisse di quadri d’arte contemporanea, Vergani non smette mai di pensare al kayak, la sua grande passione maturata negli anni dell’università e sperimentata per la prima volta in Galles, dove si era recato per imparare l’inglese. Una passione che ha racontato in due libri, Fuga nella gola (Lampi di stampa, 2004) e Attrazione fluviale (Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2011), e che ha dato lo spunto per organizzare il Festival cinematografico internazionale dedicato a questa disciplina, la cui terza edizione si terrà a Campertogno, in Valsesia, dal 25 al 27 maggio, nella patria italiana della canoa fluviale.

“Il kayak è una disciplina che ti mette a confronto con i tuoi limiti, non c'è un avversario contro cui combattere. Una sfida con se stesso che Vergani ha raccolto anche nel lavoro, quando ha deciso di lasciare alla fine degli anni 80 una promettente carriera di docente in Bocconi, dove era assistente di Vittorio Coda, per lanciarsi in una nuova avventura, “quando non esistevano in Italia esempi di temporary management, e in Europa se ne parlava solo in Gran Bretagna e in Olanda”. Una battaglia alla fine vinta, come le molte combattute sui fiumi di tutto il mondo. Dagli inizi sono infatti oltre 400 i fiumi e i torrenti discesi con il kayak o la canoa, dall'Europa alla Mongolia, dal Canada all'Africa del Nord, con un ristretto gruppo di amici fidati.

“Nelle spedizioni in canoa la squadra è fondamentale. Nel nostro gruppo ognuno ha responsabilità precise, sempre le stesse, non applichiamo la rotazione dei ruoli perché ciascuno porta le proprie qualità. Io per esempio mi occupo della logistica, dalla prenotazione dei voli alle trattative con le autorità locali. La nostra è una disciplina individuale ma che esalta le qualità del gruppo”.

In tempi in cui, per usare un linguaggio aziendale, si parla di team building prendendo solitamente ad esempio la vela, Vergani ci tiene a prendere le distanze: “In barca a vela ci si deve abituare a convivere in spazi ristretti, collaborando ciascuno al fine comune. Ma gli spazi ristretti generano anche conflitto, inoltre ci sono persone fondamentali e altre che invece sono quasi inutili. Partecipare a una spedizione in kayak significa anche esplorare luoghi a volte molto distanti, sia geograficamente sia culturamente, e conoscere la gente: I fiumi, come l’acqua, sono uguali in tutto il mondo, rappresentano un po' casa nostra. Ma sono molto simili anche le genti che si incontrano, persone abituate a vivere in luoghi disagevoli, sulle prime un po' diffidenti ma poi molto ospitali e generose”.

Dei viaggi Vergani raccoglie brevi note in un diario che poi riversa nei propri libri. E anche il Festival cinematografico è un tributo a questa avvincente disciplina: “Il Festival, che è nato quasi per gioco per consentire la proiezione del film di un amico, è adesso un modo di restituire qualcosa alla canoa, che mi ha dato molto”, spiega, perché, come scrive nel suoultimo libro, “viaggiare in canoa ti ridimensiona, ti fa riassaporare i gusti antichi della fatica, della sfida, delle difficoltà, della paura, della solidarietà, del sapersi accontentare e della sopravvivenza”.

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