Getty Images
Il ruolo del portiere secondo una prospettiva personale
Sul ruolo del portiere, lo ammetto, sono sempre stato un po’ snob. Il motivo va ricercato nel paragone che ha condizionato la mia vita da tifoso. Quando ero piccolo giocavo in cortile e non avevo paura di tuffarmi sull’asfalto per deviare i Super Santos indirizzati verso porte dell’altezza immaginaria. C’erano due tipi di portiere da cortile. Quelli che di fronte ai tiri alzavano le braccia alla Franco Baresi, segnalando che il tentativo di tuffarsi era vano perché quel pallone non poteva essere considerato giocabile - erano evidentemente degli Handanovic ante litteram - e quelli come me che provavano a tuffarsi per deviare la sfera, coscienti del fatto che sfiorarla e non prenderla avrebbe voluto dire gol per gli avversari. Prenderla, però, era motivo di gloria e vanto per i giorni successivi. Non c’erano molti modi, allora, per complimentarsi con un portiere autore di un intervento tanto efficace, quanto spettacolare. Ti chiamavano Walterzenga, tutto attaccato, e tanto bastava per tornare a casa felice.
Sudato, con le ginocchia sbucciate e i fianchi pieni di lividi, ma soddisfatto. Sono diventato interista per colpa (sì, è una colpa e non un merito) del portiere più forte del mondo. Di lui mi piaceva tutto: il sorriso, la postura, il fatto che quando prendeva gol in un derby correva come un pazzo verso Riccardo Ferri per rimproverarlo o verso il guardalinee per chiedergli, senza motivo, di annullarlo. Mi piaceva la sua complicità con lo Zio, il suo carisma e l’allegria che gente come lui, Nicola Berti e Aldo Serena trasmettevano. Con loro ti sentivi sempre al sicuro. Potevi vincere e anche perdere. Ma Zenga era dalla tua parte, e tanto bastava.
Handanovic: l’erede immaginato e la realtà in campo
Ho cancellato dai miei ricordi le due notti più tristi: quella dell’eliminazione al primo turno in Coppa dei Campioni contro il Malmö per un suo intervento condizionato dai fari di San Siro e la notte del San Paolo, quella dell’uscita su Caniggia, e dei rigori contro l’Argentina di Maradona. Non era Zenga quello. Non parava, si buttava timidamente e sempre dalla parte sbagliata, non sorrideva. Ecco, se ci fosse stato Handanovic, forse quella semifinale l’Italia l’avrebbe vinta. Perché Handanovic è un mostro sui calci di rigore, ma non risponde a tutti i requisiti di cui sopra che un portiere dovrebbe avere. Non lo dico da ieri, quello della diagonale sbagliata su Belotti è più un bug di Fifa che un errore, e comunque lo annovererei alla voce “cose che capitano”.
A preoccupare, di Handanovic è da sempre la sua capacità di “battezzare dentro” palloni che poi, effettivamente, finiscono proprio lì. È capitato con Cuadrado nel finale di partita con la Juve lo scorso anno, quando un tiro da posizione defilata, seppur deviato, si è materializzato senza validi motivi balistici alle sue spalle. Non mi ha fatto impazzire la sua staticità nemmeno sul colpo di testa successivo, vincente, di Higuain, e la tendenza a non voler sporcare i pantaloncini nel match contro la Lazio, quello decisivo per l’accesso alla Champions. Qualificazione ottenuta anche grazie a lui, sia messo agli atti, ma senza la controprova che con un portiere diverso le cose sarebbero potute andare anche meglio.
Perché la tendenza del tifoso dell’Inter, per quello che ho potuto capire io la maggior parte dei tifosi, è quella di pensare che “Handanovic salva tantissime partite. A lui dobbiamo tanto perché negli anni in cui l’Inter arrivava settima o ottava, lui è rimasto qui”.
Una carriera complessa e un giudizio sfumato
Ora, a parte che io ricordo ogni anno una certa insofferenza verso l’idea di non giocare la Champions, credo molto più semplicemente che ad un certo punto Handanovic abbia semplicemente realizzato di essere “un portiere da Inter”. E per Inter intendo la squadra che nelle ultime sei stagioni non ha giocato la Champions. Non credo quindi si tratti davvero di un portiere sopra la media, pur riconoscendogli di essere il miglior acquisto possibile al fantacalcio, cosa che ha condizionato il giudizio dei non interisti. Piuttosto di un numero uno molto spettacolare, fenomenale nelle uscite basse - almeno lo era fino a qualche anno fa perché un’altra preoccupante tendenza di Samir è quella di peggiorare - e particolarmente abile nel parare i rigori, che però non ha un grandissimo rapporto con le punizioni dal limite (vedi gol preso da Politano in casa con il Sassuolo), con le uscite alte e con i tiri sul suo palo.
Il bilancio sarebbe di per sé assolutamente positivo, se solo Handa guidasse con sicurezza una difesa che, al momento, è una delle più forti d’Europa a livello di centrali. Senza paura di smentita. Un’altra cosa che non amo di Handanovic, ma qui siamo ad un livello di paranoia, è la capacità di ritardare tutti i rilanci con le mani. Chiudete gli occhi e immaginate la scena. Pallone tra le sue braccia. Prima finta di rinvio a destra. Seconda finta di rilancio sulla sinistra, squadra avversaria ormai posizionata e rinvio a casaccio dalle parti di D’Ambrosio che rincorre il pallone destinato ad uscire dal terreno di gioco. Quello che per me era un dubbio - “ma davvero Handanovic è uno dei portieri più forti del mondo?” - con il tempo sta diventando un’antipatica certezza.
Quella di avere un portiere normale per una squadra che normale non dovrebbe essere più, visto che si appresta a riveder le stelle. E le stelle della porta, quelle che hanno vestito la maglia numero uno dell’Inter, si chiamano Zenga, Pagliuca, Julio Cesar. Magari meno dotati tecnicamente e più brevilinei, ma allegri, spensierati e un po’ matti. Come quando Julione decise di tornare a piedi da San Siro a seguito di un errore. Perché gli interisti sanno perdonare e raramente dalle parti di San Siro è stato contestato un portiere. Al massimo Peruzzi, e non certo per motivi tecnici. E se proprio dovessi scegliere un longilineo, ad Handanovic preferirei comunque Francesco Toldo. Uno che, esattamente come Handa, e forse proprio per via del fisico possente, ha dovuto rinunciare allo status di “grandissimo portiere” prima del tempo diventando un ottimo e vincente dodicesimo.
Eppure la notte del Mestalla io me la ricordo. Eccome, se me la ricordo. Detto questo mi auguro davvero che la mia sia solo un’ostinata esasperazione e che Handanovic mi faccia rimangiare queste parole.
La stagione recente: tra parate e dubbi
MILANO - Il suo tuffo sul colpo di testa di Zapata è stato un guizzo da campione che ha conservato lo 0-0 nel primo tempo. Nella ripresa la bella parata su Muriel, in generale il padrone dell'area: Samir Handanovic ha messo la firma sulla vittoria dell'Inter per 1-0 sull'Atalanta, la settima di fila in campionato. Nel post-partita il capitano nerazzurro ha parlato ai microfoni di Sky Sport: "L'Atalanta sta dimostrando di essere una grande squadra da 2-3 anni, non è un avversario facile per nessuno. Abbiamo sofferto un po', ma si vince anche così. Questa è la strada. Siamo stati bravi e fortunati a non prendere gol, siamo stati bravi a farlo".
«È stata una partita tosta, fisica, era importanissimo vincerla. Lavoriamo quotidianamente per correggere gli errori e preparare le partite, essere usciti dall'Europa è stata una grande delusione ma adesso dobbiamo approfittare del fatto di poter preparare bene ogni partita. Dobbiamo andare avanti così, dimostrando di saper soffrire tutti insieme. L'errore da matita blu in occasione del secondo gol di Cristiano Ronaldo nella semifinale d'andata di Coppa Italia contro la Juventus a San Siro ha inevitabilmente riaperto il dibattito, mai realmente chiuso quest’anno: l'Inter ha un problema Handanovic? Il portiere sloveno è ancora una garanzia o è il momento di pensare a un erede? La riflessione nasce ovviamente non tanto dallo svarione contro i bianconeri, che può capitare a tutti, quanto dal numero di errori commessi dal capitano nerazzurro in questa stagione. Errori che, spesso, sono stati pagati a caro prezzo. Sul piatto della bilancia ci sono naturalmente anche le note positive (6 Clean Sheet in campionato ad esempio) e le prestazioni top. Ma da quest'ultimo punto di vista, l'unica partita in cui Handanovic ha realmente fatto la differenza è stata Inter-Napoli 1-0 a metà dicembre.
2012-1367,9% 2013-1477,9% 2014-1567,4% 2015-1676,7% 2016-1773,2% 2017-1876,5% 2018-1975% 2019-2072,2% 2020-2168,3% (Credit data, fbref.com, dati aggiornati al 30/1/2020)
Samir HandanovicCredit Foto Getty Images
Da Musso a Cragno: possibili eredi in caso di cambio
Da Musso a Cragno: i nomi degli erediNon è un segreto che l'Inter abbia messo da tempo nel mirino Juan Musso, 26enne argentino dell'Udinese valutato una trentina di milioni dal club friulano. Così come piace (e tanto) Alessio Cragno che in comune con Musso ha l'età e la valutazione di mercato. Riflettori puntati anche sull'atalantino Pierluigi Gollini (25 anni) che tuttavia al momento sembra leggermente staccato nelle preferenze. Rimane valida anche la soluzione interna, ma Ionat Radu non sembra godere della fiducia di Conte (zero minuti in stagione) e Filip Stankovic (di cui si dice un gran bene) è ancora troppo giovane (compirà 19 anni il 25 febbraio). Conte: "Sanchez? Il capitano nerazzurro ha già subìto 20 gol, 8 in più dell'anno scorso (dove è stato uno dei migliori). Stavolta qualche errore di troppo Fino all’anno scorso era come il vino, ringiovaniva invecchiando. Decisivo sempre, ultimo a mollare, baluardo sloveno su cui sperare. Quest’anno non sembra più Batman. Samir Handanovic è un caso, quasi un problema, perché la voce “gol subiti” dice 20 in 12 partite (13 in campionato e 7 in Champions). Non sempre colpa sua, certo, ma il portierone non è più un totem.
Il baluardo sembra sgretolarsi piano piano sotto i colpi dell’età (36 anni). Che succede? Handanovic criticato, ebbene sì. Strano e impensabile fino all’anno scorso, quando l’ex Udinese trascinò l’Inter in finale di Europa League con parate decisive e interventi “alla lui”. Colpi di reni, istinto puro, la classica “pezza” messa lì con la manona. Ora, invece, la palla entra spesso dentro e lui va a raccoglierla. A marzo 2020 ha rinnovato il contratto per altre due stagioni (scadrà nel 2022), è il capitano dell’Inter e non si tocca, nonostante un brutto inizio. O comunque per riconoscenza: nono anno all’Inter per lui, 354 partite. Arrivò dall’Udinese nel 2012 dopo aver fatto miracoli al vecchio stadio Friuli. Si è conquistato la fascia in silenzio. Due anni fa, dopo il caso-Icardi, Handanovic è diventato capitano dell’Inter. "Posta” poco, parla anche meno, ma quando apre bocca ascoltano tutti. Maurito out in estate? Uscita alta: “I ragazzi non devono pensare che siccome sono grandi calciatori allora tutto gli è permesso”. Handanovic è così, schietto e diretto, dice ciò che pensa. Decisivo dal dischetto poi: quest’anno, con il penalty parato a Ibra nel derby, è diventato il miglior pararigori della Serie A con 25 tiri neutralizzati.
Gli ultimi mesi, però, sembrano aver cancellato dieci anni di parate. I tifosi mugugnano, insorgono sui social, e tra i commenti ci sono molte critiche. Al momento, però, nessun cambio della guardia: Handa titolare. Obiettivo riscatto e fin da subito, a cominciare dalla prossima gara con il Sassuolo. Stessi lineamenti, li guardi in faccia e sono uguali. Il ruolo, però, è tutto diverso. Papà Dejan giocava a centrocampo, suo figlio Filip fa il portiere. Dietro Handanovic, Radu e Padelli, infatti, sta crescendo bene Stankovic junior, ragazzo del 2002. Nato a Roma quando papà giocava con la Lazio, ha esordito al torneo di Viareggio e si è fatto qualche panchina in Serie A. Nel 2018 ha vinto da capitano l’U16 con l’Inter, oggi è in Primavera. Il papà allena la Stella Rossa e sognano di vivere una stagione insieme. Filip, intanto, studia da Handanovic e segue i consigli di Dejan, Conte prende appunti.
Ma la sassata di Under era davvero imparabile? Samir Handanovic non ha avuto dubbi e, infatti, non ha neppure tentato di tuffarsi per pararla. Il portiere si è limitato a raccogliere il pallone in rete. Oltre a una buona dose di critiche da chi è convinto che il tiro del romanista non fosse proprio imparabile.
Le opinioni degli esperti
I pareri di Pagliuca e Castellini«Premesso che per chi se ne sta seduto davanti alla televisione ogni tiro dà sempre l’impressione di essere parabile - sottolinea Gianluca Pagliuca ex portiere della Nazionale - quando ho visto il tiro di Under finire in rete mi sono chiesto come mai Handanovic non si fosse buttato. In questo caso il portiere dell’Inter non avrebbe dato la sensazione di essersi fatto sorprendere dalla conclusione del giocatore della Roma. E tutti si sarebbero limitati a esaltarne la prodezza. Così, invece, resta qualche piccolo dubbio”.
Non ne ha, invece, Luciano Castellini, ex portiere, tra le altre di Torino e Napoli. «Handanovic non si è buttato per il semplice motivo che ha subito realizzato che, mai e poi mai, ci sarebbe arrivato su un tiro del genere. Non sono d’accordo con chi sostiene che il portiere ha giudicato male la traiettoria del tiro. E, allora, visto che è uno che non fa scene si è limitato a prendere atto che il tiro di Under era proprio imprendibile. Tuffarsi sarebbe stato del tutto inutile».
Conclusioni sull’andamento recente
Resta il fatto che non è la prima volta in questa stagione che Handanovic finisce sul banco degli imputati. A cominciare dall’uscita fuori tempo e nella direzione sbagliata che ha propiziato il gol di Belotti nella partita di San Siro contro il Torino. Tanto che qualcuno è convinto che l’Inter dovrebbe cominciare a guardarsi intorno in cerca di un sostituto per la prossima stagione. «Handanovic resta uno dei portieri più affidabili e dal rendimento più elevato - sottolinea Castellini-. Poi è normale per tutti i portieri, anche per i più bravi, commettere qualche errore, ma a fine stagione il numero delle grandi parate di Handanovic supera sempre alla grande quello degli errori».
E stavolta, pure Gianluca Pagliuca è d’accordo. «Samir è un grande portiere, uno dei migliori in Europa.

tags: #handanovic #non #si #tuffa