Come non imbarcare acqua in canoa gonfiabile: guida pratica per la manutenzione e la cura

Questa guida risponde alle principali domande sull’uso, la pulizia e il rimessaggio di una canoa gonfiabile, con particolare attenzione al lavaggio in acqua dolce dopo l’uso in mare o in acqua salata. Verranno descritti i passaggi essenziali subito dopo l’uscita dall’acqua, le procedure di risciacquo e asciugatura, e le modalità di rimessaggio per evitare muffe e danni nel lungo periodo.

Perché è importante sciacquare con acqua dolce dopo l’uso in mare

In primo luogo, è necessario pulirla, in modo particolare quando si è navigato in mare: in tal caso infatti il kayak, e in particolar modo la sua parte inferiore, sarà venuto a contatto con la salsedine, la quale a lungo andare può rovinare il PVC. Molto meglio quindi risciacquare sempre la canoa gonfiabile con dell’acqua dolce.

Come agire subito dopo aver finito l’uscita

In linea di massima, il momento della manutenzione del kayak gonfiabile arriva immediatamente dopo l’utilizzo, nell’istante in cui si esce dall’acqua, fin dalla prima volta. E questo vale sia per chi lo utilizza in mare, sia per chi lo utilizza in acqua dolce, su laghi o su fiumi. Se questo viene messo in giardino in attesa della prossima uscita, si opterà semplicemente per togliere un po’ di pressione dai tubolari e per coprire la canoa, per non esporla né al sole né agli agenti atmosferici.

Chi invece deve mettere il kayak in auto, portarlo a casa e riporlo, dovrà invece mettere il kayak ad asciugare. Niente di più facile: basta sgonfiare leggermente i tubolari ed esporlo all’aria, smontando magari i sedili ed aprendo l’eventuale tappo di spurgo che si trova tipicamente a poppa, aiutandosi all’inizio con un vecchio asciugamano per togliere la maggior parte dell’umidità.

Immagine: passaggi essenziali di lavaggio e asciugatura

Rimessaggio invernale e gestione delle pieghe

Bene, vediamo ora a cosa è necessario stare attenti al momento del rimessaggio invernale del kayak gonfiabile: in linea di massima, è necessario fare tutto quello che abbiamo visto sopra, ma possibilmente con maggiore attenzione. Quel kayak resterà piegato e chiuso nel suo contenitore per mesi, ed è quindi bene essere sicuri che non sia rimasta nemmeno un po’ di umidità intrappolata tra le pieghe: il rischio è infatti quello di ritrovarsi con delle colture di muffa all’interno del sacco, a rovinare in modo drammatico il tessuto. Ogni agente estraneo, dall’acqua allo sporco, deve quindi essere eliminato. Il nostro consiglio, per sicurezza, è quello di lasciare all’aria il kayak qualche ora in più del solito, per avere la certezza di riporlo completamente asciutto.

Le pieghe dovranno poi essere eseguite alla perfezione: l’errore è infatti quello di farle in modo “quasi” corretto, andando quindi a far tirare e flettere il PVC nei pressi delle parti rigide (come per esempio nei pressi degli attacchi delle derive) andando quindi incontro a crepe che sul lungo andare potrebbero compromettere la tenuta complessiva del kayak. In linea di massa, il consiglio è quello di non lasciare mai per troppo tempo i kayak sgonfi e piegati nella custodia senza gonfiarlo: se un anno decidiamo di non usarlo, sarà comunque meglio gonfiarlo almeno una volta nei 12 mesi, lasciandolo gonfio per almeno mezza giornata. In questo modo si darà un po’ di aria ai tessuti, e soprattutto si preverrà la deformazione dei tubolari.

Nella pratica, per chi si occupa della manutenzione regolare, è utile mantenere una routine semplice: sciacquo sempre dopo l’uso, asciugo accuratamente, e rimetto a posto senza forzare le pieghe. Il mantenimento corretto permette di prolungare la vita utile della canoa gonfiabile e di ridurre al minimo i problemi legati all’esposizione agli elementi.

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